Cinque misure cautelari e un sequestro preventivo per oltre 877mila euro sono stati eseguiti nell’inchiesta sul progetto Hashburst. La Guardia di Finanza di Trento ne dà notizia il 13 ottobre: l’indagine del GICO, coordinata dalla Procura distrettuale, è iniziata nell’aprile 2024.

Le promesse contestate

Secondo l’accusa, ai clienti venivano proposti apparati per estrarre criptovalute con rendimenti irrealistici, richiamando intelligenza artificiale e innovazione. I dispositivi sarebbero invece risultati comuni computer non idonei all’attività promessa, con interfacce che mostravano guadagni ingannevoli.

Il danno oggetto dei provvedimenti

L’importo del sequestro riguarda il profitto ricostruito sulla base delle querele ricevute. Le attività hanno interessato varie province e il Belgio, con il sostegno di Eurojust. Le contestazioni di truffa restano ipotesi da sottoporre al giudizio: le misure non equivalgono a condanne definitive.