Un sorvolo dei Carabinieri ha portato alla scoperta di un’area di circa tremila metri quadrati utilizzata, secondo gli investigatori, come impianto non autorizzato per i rifiuti a Bagheria. Sei persone, tra 24 e 56 anni, sono state denunciate. PalermoToday riporta l’operazione il 17 ottobre 2026.
Il sito individuato lungo la statale 113
Il 9° Nucleo elicotteri di Palermo ha individuato l’area durante un’attività di osservazione dall’alto. Sono quindi intervenuti i Carabinieri della stazione di Bagheria con il supporto dei colleghi forestali del Centro anticrimine natura.
Il sito si trova lungo la statale 113, nella fascia di rispetto di 150 metri dall’alveo del fiume Eleuterio e vicino ad abitazioni. L’ispezione a terra avrebbe confermato la presenza di un impianto per il trattamento dei rifiuti privo delle necessarie autorizzazioni.
Batterie, rottami e fusti di sostanze bituminose
Gli accertamenti del Nucleo investigativo ambientale agroalimentare e forestale hanno riguardato elettrodomestici e altre apparecchiature elettriche ed elettroniche, componenti e scocche di veicoli, batterie al piombo esauste, radiatori e cavi di rame.
Nell’area erano presenti anche scarti edili e 32 fusti contenenti sostanze bituminose. Il materiale sequestrato comprende filtri dell’olio, imballaggi contaminati da sostanze pericolose e attrezzature da lavoro.
I mezzi e il denaro sottoposti a sequestro
Oltre al terreno e ai materiali, sono stati sequestrati tre autocarri carichi di rifiuti e una motoape. Gli operanti hanno acquisito la documentazione trovata nella disponibilità degli indagati e sequestrato 16mila euro.
Il sequestro del denaro è un atto dell’indagine: non viene presentato come prova definitiva della sua origine illecita.
Le contestazioni e l’indagine della Procura
Le ipotesi riferite riguardano gestione non autorizzata e miscelazione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, realizzazione di un impianto illecito e opere edilizie abusive in area vincolata. L’attività è coordinata dalla Procura di Termini Imerese. Le sei denunce non equivalgono a condanne e le responsabilità restano da accertare.



